Tra birra, architetture mitteleuropee e identità incrociate: alla scoperta dell’ex colonia tedesca sul Mar Giallo
Qingdao è una città che si racconta bene con una birra in mano. Questo reportage nasce da un viaggio invernale, ma è anche il punto di partenza per esplorare una destinazione che, in estate, diventa uno dei centri più vivaci della Cina grazie al Festival internazionale della birra.
È una città che, in fondo, molti di noi hanno già incontrato senza saperlo: la birra Tsingtao, nella sua inconfondibile bottiglia verde da 600 ml, è la stessa che arriva in moltissimi ristoranti cinesi nel mondo.
Il nome Qingdao (青岛), che in cinese significa “isola verde“, rimanda al piccolo isolotto nella baia dove tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento venne costruito un faro; è una città della costa orientale della Cina, nella provincia dello Shandong, affacciata sul Mar Giallo.
Da concessione tedesca a città cinese
Tra il 1898 e il 1914, Qingdao fu concessione tedesca e divenne una vera città coloniale modello: porto, ferrovia, scuole, prigione, ufficio postale, sede del governo e residenza del governatore.
Nel contesto dell’epoca, una concessione era un territorio cinese amministrato da una potenza straniera in base a un contratto di affitto imposto alla Cina: pur rimanendo formalmente cinese, era gestito come una colonia, con proprie leggi, infrastrutture e governo.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, la città fu conquistata dal Giappone, che ne mantenne il controllo fino al 1922. Restituì Qingdao alla Repubblica di Cina, ma la rioccupò durante la Seconda guerra mondiale. Solo nel 1945, con la fine del conflitto, la città tornò definitivamente sotto sovranità cinese.
Ma i segni di quel passato coloniale tedesco sono ancora visibili, soprattutto grazie al famoso birrificio Tsingtao, che esporta birre in tutti i ristoranti cinesi del pianeta.
Un famoso detto locale recita:
«Ci sono due tipi di schiuma a Qingdao: una è quella del mare, l’altra della schiuma della birra, entrambe possono incantarti.»
La Cattedrale di San Michele
Uno dei luoghi più iconici è la Cattedrale di San Michele, costruita tra il 1932 e il 1934 in stile romanico, in granito color ocra. È la principale chiesa cattolica di Qingdao, simbolo evidente dell’eredità tedesca.
Salire per la ripida strada che porta alla cattedrale è come ritrovarsi per un attimo in un angolo di una città della Baviera. Un’atmosfera da piccola Altstadt bavarese, con tanto di bancarelle del mercatino di Natale, se non fosse per i caratteri cinesi sulle insegne dei negozi e per il profumo di ravioli al vapore che arriva da una cucina al piano terra.
All’interno ci accoglie con un sorriso padre Fang, che officia qui da oltre vent’anni.
«L’ultimo sacerdote tedesco lasciò Qingdao nel 1951», racconta. «Ma l’impronta europea resta, l’occupazione tedesca ci ha dato la scuola femminile, la strada acciottolata, l’automobile» – racconta che Qingdao sia stata la prima città cinese con le auto, importate dalla Germania. «E la birra, naturalmente».
Padre Feng non è mai stato in Europa, ma sogna di visitare il Vaticano e Fatima. Ogni domenica la chiesa accoglie circa 600 persone, perlopiù cinesi.
Paesaggio architettonico
Tra i grattacieli della moderna città, sopravvive un paesaggio architettonico stratificato: dal Huilan Pavilion che si protende sul molo Zhanqiao, con le onde che si infrangono proprio sul simbolo che ha dato forma al logo della birra, all’ex ufficio postale dell’impero tedesco, oggi trasformato in un piccolo museo.
La casa del governatore, con un’architettura eclettica tra Jugendstil e periodo guglielmino, incarna sia la cultura orientale che il linguaggio architettonico classico, ospita un elegante e grande giardino d’inverno con soffitto in vetro apribile meccanicamente.
Nella piazza della Musica, dove si può trovare il pentagramma dell’inno cinese sulla pavimentazione, non si può far a meno di notare una statua in pietra chiara raffigurante Beethoven, il compositore tedesco sembra guardare silenziosamente verso il mare.
Il birrificio storico
E poi, naturalmente, c’è la birra. Tsingtao fu fondata nel 1903 da imprenditori tedeschi e britannici. Oggi è il secondo produttore nazionale, ma il museo storico — ospitato nell’ex stabilimento — conserva ancora i grandi fermentatori in rame, le bottiglie d’epoca e perfino la mascotte ufficiale: una buffa “anatra della birra”, la 啤酒鸭 (píjiǔ yā), scelta anche per l’assonanza con 啤酒呀 (píjiǔ ya – “birra, eh?”), frase colloquiale che accompagna un brindisi scherzoso.
Ogni ora la fabbrica produce fino a 60 mila bottiglie, ma il dettaglio più curioso è che in città la birra può ancora essere spillata fresca in strada, attraverso delle tubature collegate allo stabilimento, direttamente in bottiglie riutilizzabili o addirittura in sacchetti di plastica, come fanno ancora tanti locali e turisti, una tradizione ancora viva dal passato più povero della regione.
Festival internazionale della birra
Qingdao ospita ogni estate, tra fine luglio e agosto, il Festival internazionale della birra, il più grande della Cina. Fondato nel 1991, si svolge nel vasto parco Expo Beer City e richiama ogni anno oltre 6 milioni di visitatori.
Stand internazionali, spettacoli, concerti e litri di birra versata in una cornice che, per affluenza, inizia a sfiorare quella dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera.
Le birre artigianali
Parallelamente all’industria, cresce una scena artigianale vivace. Al Strong Ale Works, vivace e accogliente locale nei pressi dell’Università Oceanica della Cina, Kimi, la giovane barista, 20 anni, la sera lavora in birreria, mentre di giorno studia scienze ambientali marine.
Quando serve le birre è circondata da centinaia di CD musicali accatastati sulle mensole dietro al bancone. «Non sono mai stata al festival — purtroppo cade sempre durante gli esami», racconta. «Ma la birra è un modo per rilassarsi e conoscere persone, soprattutto per noi giovani». E a giudicare dal locale, piccolo ma gremito, la sensazione è che non sia affatto l’unica a viverla così.
Anche al Mix Wow nella Silverfish Street, un quartiere riqualificato recentemente, si respira la stessa atmosfera. Anche questo è un piccolo locale, decorato con quadri astratti, cuscini colorati e lavagne piene di informazioni sulle nuove birre prodotte, ma al contrario è più intimo e meno affollato, solo una coppia ad un tavolino e due amiche sedute al bancone.
Questo locale viene gestito dalla proprietaria e barista Fang (30 anni) e dal birraio Jiang (28). «Abbiamo aperto grazie a un’iniziativa del governo per sostenere i piccoli locali artigianali», dice Fang. «All’inizio bere birra artigianale era troppo costoso, così ho deciso di produrla da sola».
Oggi offre 18 varietà diverse, da IPA fruttate a birre a bassa gradazione, per un pubblico sempre più curioso. Ad esempio le due amiche, coetanee della barista, sedute al bancone sono arrivate a Qingdao da 200 chilometri di distanza per la vigilia di Natale, raccontano di preferire le birre alla spina locali: «La Tsingtao è la più nota, ma per noi la birra è relax dopo il lavoro, ogni sera. Al festival ci siamo state già due volte, è un’occasione per divertirsi».
Qingdao oggi
A Qingdao, il passato coloniale non è più una presenza dominante, ma un sottofondo urbano fatto di simboli, scorci e fermenti.
“Tetti rossi, alberi verdi, cielo limpido e mare blu“: così recita la celebre formula promozionale, che ancora oggi descrive con efficacia questa città singolare.
Dove il gusto della birra, come le sue architetture, racconta una storia di incontri, contaminazioni e identità che si intrecciano nel tempo.
Perché Qingdao ti conquisterà?
Perché in pochi giorni si passa dal vento salmastro del Mar Giallo alla schiuma di una birra appena spillata, dalle architetture coloniali affacciate sul mare ai vicoli animati — d’inverno dalle bancarelle di Natale, d’estate dal Festival internazionale della birra — dai grandi fermentatori industriali ai piccoli banconi delle birrerie artigianali.
A completare l’esperienza c’è una cucina semplice e diretta, fatta di pesce fresco, molluschi alla griglia, dumplings di gamberetti fatti a mano sul momento, spiedini speziati e piatti pensati per accompagnare la birra.
E ogni fotografia, che sia una bottiglia verde controluce, una cattedrale tra le luci stagionali o un sacchetto di birra stretto in mano sul lungomare, diventa il frammento di una storia fatta di incontri, contaminazioni e identità in continuo fermento.
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